[ISSN 1974-028X]

[REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA N° 577/2007 DEL 21 DICEMBRE] *

 

N° 225 / SETTEMBRE 2026 (CCLVI)


turismo storico

SULLA (GRANDIOSA) ABBAZIA DI POMPOSA
MODO IN ITALIA PRIMUM

di Marco Sperotto

 

Visitare l’abbazia di Pomposa – situata in località Codigoro, in provincia di Ferrara – è un viaggio a ritroso nel tempo, in un’epoca medievale ricca di avvenimenti e continui cambiamenti. Tutta l’area circostante costituisce un ambiente sereno e tranquillo che accompagna il visitatore in un autentico ritorno al passato. Nel Medioevo la religiosità rivestiva un ruolo chiave: vescovi, abati e monaci esercitavano un’influenza rilevante nella società. I monaci dedicavano la propria vita all’ascesi, alla spiritualità, al distacco totale dal mondano e alla preghiera, motivo per cui erano percepiti dalla popolazione come fondamentali punti di riferimento.

 

Si collega spesso il monachesimo all’immagine del monaco amanuense dedito alla trascrizione dei testi. In realtà, questa attività si sviluppò in un secondo momento, mentre in origine la principale occupazione era la preghiera. I monaci pregavano seguendo specifiche regole monastiche; a Pomposa, ad esempio, nella Sala Capitolare si leggeva la Regola di San Benedetto (Regula Benedicti), pilastro del monachesimo occidentale. Sovente vi erano persone che chiedevano perdono ed espiazione per i peccati commessi attraverso donazioni in denaro, per ricevere in cambio l'assoluzione della colpa (intercessione). Tali conferimenti offrivano la possibilità di ampliare gli edifici, ristrutturarli e offrire maggiori servizi alla comunità.

La storia e le architetture

 

Tra le principali finalità vi era la propagazione della cultura. Considerando che gli storici datano il periodo medievale dal 476 d.C., con la deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente Romolo Augustolo, al 1492, con la scoperta dell’America, Pomposa vide il suo massimo sviluppo dopo l’anno Mille, a cavallo tra l’Alto Medioevo (VIII-X secolo e prima metà dell’XI secolo) e il Pieno Medioevo (XI-XIII secolo). La Chiesa Abbaziale fu consacrata nuovamente nel 1026. Sebbene non vi siano fonti scritte certe sulla fondazione originaria dell’abbazia, la prima attestazione risale a una lettera dell’874 scritta da papa Giovanni VIII all’imperatore Ludovico II, inserita nel Collectio Canonum dal giurista Deusdedit, documento con cui il pontefice rivendicava la proprietà del monastero. Il campanile principale, che colpisce subito il visitatore per la sua imponenza di circa 48 metri, risale al 1063; la sua particolarità architettonica consiste nell’inserto di stoviglie decorative (bacini ceramici).

 

Il complesso comprende inoltre la Sala del Capitolo, la Sala del Refettorio, il Museo Pomposiano (che custodisce una quantità importante di reperti archeologici, come parti strutturali dell’edificio perfettamente conservate) e il Palazzo della Ragione, con il suo splendido portico che evoca l’atmosfera del passato. Il monastero raggiunse l’apice del proprio prestigio sotto la guida del monaco Guido, divenuto abate nel 1008, il quale creò la disciplina monastica denominata Ordo Pomposianus, istituendo un equilibrio perfetto tra vita eremitica e cenobitica. L'abate si spense il 31 marzo 1046 durante un viaggio verso la città di Pavia ed è ricordato tutt’oggi come San Guido abate.

 

Entrando nella Chiesa Abbaziale è doveroso rendere omaggio a una delle figure più importanti di Pomposa visitando la sua reliquia. Il reliquiario che la raccoglie riporta la scritta Ex Ossibus Sancti Guidonis Abbatis; sul fronte presenta una rappresentazione delle abbazie di Spira e Pomposa, mentre sul retro mostra tre immagini simboliche: il Calice con l’Uva a identificare il Sangue di Cristo, le Spighe a simbolo della farina utilizzata per l’ostia nell’eucarestia, e al centro la nave a indicare la Chiesa come via di salvezza guidata da Cristo, simboleggiato dalla Croce. Successivamente, il passaggio sotto l’autorità imperiale, sancito dall'imperatore Ottone III nel 1001, consacrò questo centro come uno dei più influenti in circolazione.

 

Guido d’Arezzo e la riforma musicale

 

Una delle figure più illustri passate per Pomposa fu Guido d’Arezzo, divenuto monaco nel 1013 e considerato l’inventore del «tetragramma», ossia la notazione musicale su quattro linee (da cui il prefisso tetra), che utilizzava inizialmente il quadrato come figura geometrica per le note, prima di evolversi nel rombo e infine nell’ovale. Guido introdusse i nomi delle note musicali utilizzando la prima strofa dell’inno a San Giovanni Battista composto da Paolo Diacono (storico longobardo e autore della Historia Langobardorum):


Ut queant laxis

Resonare fibris

Mira gestorum

Famuli tuorum

Solve polluti

Labii reatum

Sancte Iohannes
 

Questo brano rappresenta il primo solfeggio della storia, che prende il nome di «solmisazione». Tali melodie costituiscono la base dei canti gregoriani, così chiamati in onore di papa Gregorio Magno, il quale sul finire del VI secolo promosse un’importante riforma liturgica includendo la rielaborazione dei canti religiosi. In una fase successiva, la sillaba Ut fu sostituita dalla nota oggi universalmente conosciuta come Do. Il tetragramma rappresenta il diretto antesignano dell’attuale sistema a cinque righe noto come pentagramma. Insegnando ai giovani e diffondendo il suo innovativo metodo, Guido confermò il ruolo centrale dei centri di culto nella propagazione della cultura, tratto distintivo del Medioevo in cui la religione fungeva da principale punto di aggregazione sociale e di confronto con le istituzioni.

I legami con la grande storia e la letteratura

 

Importanti personalità solcarono i luoghi di Pomposa. Tra queste si ricorda Maiolo di Cluny, abate dell’omonimo e importantissimo monastero fondato nel 910 dall’abate Bernone e da Guglielmo di Aquitania. Il movimento cluniacense fu fonte di grande ispirazione e influenza spirituale; con Maiolo si stabilì un collegamento diretto con la famiglia imperiale degli Ottoni, ponendo le basi per la riforma di altri celebri monasteri, come San Salvatore a Pavia, Sant’Apollinare in Classe a Ravenna e, per l’appunto, Pomposa.

 

Anche il sommo poeta Dante Alighieri transitò per l’abbazia; nella sua Divina Commedia si rintracciano almeno due passaggi che ne evocano il passaggio e i luoghi. Nel Canto V del Purgatorio, Dante sembra far riferimento alla torre dell’abbazia: "Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar de’ venti". Nel Canto XXI del Paradiso, Dante menziona san Pier Damiani, il quale soggiornò a Pomposa quando abate era Guido degli Strambiati: "In quel loco fu’ io Pietro Damiano, e Pietro Peccator fu’ nella casa di Nostra Donna in sul lito adriano".

 

L’arte e il patrimonio librario

 

All’occhio del visitatore, Pomposa restituisce vividamente l’importanza dei monasteri non solo dal punto di vista religioso, ma anche artistico. All’interno della Chiesa Abbaziale, sedersi in silenzio permette di ammirare gli splendidi affreschi trecenteschi commissionati dall’abate Andrea da Fano (in carica dal 1336 al 1361) al pittore Vitale da Bologna e ai suoi allievi, i quali si occuparono in primis della decorazione dell’abside. Sempre di scuola vitaliana è la decorazione della navata centrale, con episodi tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, dall’Apocalisse e dal Giudizio Universale.

 

Per concludere, la diffusione della religione e della cultura attraverso figure di altissimo rilievo ha profondamente segnato la società medievale. Abbazie come Pomposa — definita anticamente Modo in Italia primum per la grandiosità raggiunta — potevano contare su una ricchissima raccolta di testi monastici nella propria biblioteca. Purtroppo, i soli dati rimasti a testimonianza di questo patrimonio librario provengono principalmente da un catalogo del 1093 (stilato dal monaco Enrico, che evidenziava circa 240 volumi) e da un inventario del 1459 (che ne registrava circa 100, sintomo di una fase di progressiva decadenza). Ciononostante, la centralità culturale e spirituale di Pomposa nelle dinamiche sociali dell’epoca rimane un capitolo fondamentale della storia italiana.

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[ iscrizione originaria (aggiornata 2007) al tribunale di Roma (editore eOs): n° 215/2005 del 31 maggio ]