A proposito di FOMO (“Fear of
missing out”)
Un fenomeno su cui riflettere
di Giovanna D'Arbitrio
La
FOMO, acronimo dell’espressione
inglese “Fear of Missing Out”, cioè
“paura di essere tagliati fuori” o
“paura di perdersi qualcosa”, è una
forma di ansia sociale che nasce dal
timore di essere esclusi da
esperienze piacevoli o
significative. A quanto pare, tale
paura spinge i giovani, in
particolare gli adolescenti, a
verificare in modo ossessivo le chat
e i social network (come Instagram o
TikTok) per non perdere
aggiornamenti, in un confronto
continuo tra la propria vita e
quella degli altri, descritta sui
social, creando difficoltà nel
vivere il presente e godersi ciò che
si ha davvero nella realtà.
Il termine è stato coniato nel 2004
dall’imprenditore e investitore
americano Patrick Joseph McGinnis,
autore del libro Fomo Sapiens,
(Ed Rizzoli) che viene così
presentato: “La sensazione di
disagio davanti a una storia
Instagram dei tuoi amici che a
quell’evento ci sono andati, al
contrario di te. La depressione che
ti assale guardando il feed di
LinkedIn, zeppo di possibilità
lavorative migliori di quella che
hai scelto tu. Prima stavi
benissimo, ma adesso non riesci a
smettere di pensarci: “Mi sto
perdendo tutto il divertimento?”,
“Avrò davvero scelto il posto di
lavoro perfetto?”. Sì, sei affetto
da FOMO (Fear Of Missing Out) e da
FOBO (Fear of Better Options), la
paura di essere tagliato fuori e di
non essere in grado di prendere la
decisione migliore. È una
naturalissima risposta biologica,
quella di farsi prendere dall’ansia
quando pensi che le altre persone
stiano vivendo una vita più ricca
della tua, ma attraverso l’iperutilizzo
dei social media l’angoscia è
diventata così pervasiva da essersi
trasformata in una vera e propria
crisi culturale globale.
Patrick Joseph McGinnis è stato il
primo a usare questi acronimi e per
oltre dieci anni ha cercato di
capire come debellare il terrore
paralizzante che sta affliggendo
intere generazioni. La soluzione,
racchiusa in questo agile manuale, è
imparare a prendere le proprie
decisioni e scegliere in serenità,
distinguendo cosa è davvero
importante per noi in un mare di
possibilità e opzioni: soppesa i
costi e i benefici di una scelta,
datti delle priorità, ascolta il tuo
istinto, metti a tacere FOMO e FOBO.
Solo così si arriva a eliminare
dalla propria vita il superfluo per
ridare spazio alla felicità e alla
consapevolezza di sé”.
In effetti, il libro offre
un’analisi accurata del fenomeno
FOMO, evidenziando le cause
psicologiche e sociali della
suddetta paura che influenza le
decisioni di chi ne soffre. E
McGinnis fornisce anche le strategie
per prendere decisioni senza essere
travolti dalla paura di perdere
opportunità, puntando su una
maggiore consapevolezza nel fare
scelte e nella conoscenza dei
meccanismi mentali che guidano le
decisioni: fornendo strumenti per
gestire l’ansia derivante dalla
pressione sociale, si punta quindi
al benessere mentale con una
maggiore fiducia nelle proprie
capacità decisionali. In un’epoca
dominata dall’influsso dei social,
il libro offre una bussola per
vivere con saggezza, focalizzando
l’attenzione su attività e persone
che davvero contano nella vita
reale.
Lo stesso autore del libro ha
affermato: “I social network
aggravano senza dubbio la FOMO, ma
per contrarla non serve stare sempre
incollati al cellulare. Basta
dedicare una quantità spropositata
di tempo ed energie a tutte le cose
che vorremmo avere, invece di
apprezzare quelle che abbiamo e che
diamo per scontate. È una tentazione
sempre più diffusa in un mondo in
cui siamo soverchiati da un
ventaglio pressoché infinito di
scelte possibili!” (Patrick Joseph
McGinnis).
Ci sembra giusto ricordare la
docu-serie intitolata FOMO - Fear
Of Missing Out, che in 12
episodi racconta la vita quotidiana
di un gruppo di studenti romani del
liceo Vittoria Colonna durante
l’ultimo anno di scuola, con la
paura dell’esame di maturità da
affrontare. La serie evidenzia come
l’ansia eccessiva dei giovani d’oggi
derivi dal continuo e inevitabile
paragone con le vite, i successi e i
corpi altrui mostrati sugli schermi.
Questa “paura di perdersi qualcosa”
si trasforma in ansia da prestazione
e attacchi di panico. E anche se la
docu-serie non evidenzia la
necessità della guida di genitori o
professori, emerge comunque da parte
dei ragazzi il bisogno della
presenza di adulti, capaci di
ascoltarli senza giudicarli,
soprattutto in un mondo digitale
privo di rapporti affidabili.
Un concetto opposto che sta
emergendo negli ultimi anni è JOMO
(Joy of Missing Out), ossia il
piacere e la serenità di
disconnettersi e godersi i propri
spazi in pace e solitudine, lo
troviamo nel libro The Joy of
Missing Out: Finding Balance in a
Wired World, di Christina Crook
(Ed. New Society Publishers),
considerata fondatrice del movimento
globale JOMO, che racconta il suo
esperimento personale di
disconnessione da Internet per 31
giorni, con dati, riflessioni
culturali ed esercizi per ritrovare
equilibrio.