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attualità


N. 28 - Aprile 2010 (LIX)

la missione di obama
una riforma contrastata

di Laura Novak

 

Lo scherzetto è arrivato quando ormai sembra cosa certa.

La Riforma per cui ha combattuto fin dall’inizio della sua non troppo lunga carriere politica, ad un passo dalla vittoria definitiva, è stata congelata.
Obama per il momento non può esultare o, almeno, non fino in fondo.
Il 22 marzo sembrava ormai cosa fatta.


Con 219 sì contro i 212 no, sul filo del rasoio, la riforma sanitaria americana, la più attesa legge del mondo, aveva superato un grande ostacolo: La Camera americana.
Il presidente, fin dal periodo della campagna elettorale ha reso la sua vita personale e privata strumento di lotta e potere per una politica nuova, fondata sulla pura comunicazione.


L’America, baluardo della libertà individuale ed integrazione razziale, dell’uguaglianza e delle pari possibilità per tutti, continuava da anni ad agognare una riforma del sistema sanitario, fondato sul principio primitivo del denaro e non della salute pubblica.
Obama vince dove gli altri presidenti hanno sempre fallito, molti giocandosi anche il loro ruolo istituzionale.
Ma vince con riserva.


La riforma, frutto di uno studio complesso della situazione economica degli Stati Uniti, della situazione di ogni Stato della Federazione e del complesso intreccio tra lobby assicurative e stato, è stata fin da subito oggetto di infiammati dibattiti.
Nel suo stesso partito, infatti, Obama aveva nemici decisi.


La popolazione, spinta dal soffio leggero e profumato del cambiamento obamiano, non sembrava però davvero e concretamente pronta alla trasformazione di un sistema difettoso, ma in vigore da decenni.


La paura del cambiamento che non aveva impedito al popolo americano di scioccare il mondo portando un uomo afro americano sulla poltrona più importante del mondo, attanagliava invece gli animi, minacciati dalla grande complessità di un stravolgimento tanto radicale, in un ambito tanto delicato come quello della sanità.


La zoccolo duro dell’opposizione alla riforma era rappresentato soprattutto dagli antiabortisti, guidati da un deputato del Michigan.


Obama ha dovuto quindi superare l’ostacolo, promettendo al folto gruppo di conservatori, che nessuna parte del fondo statale potesse essere usato per interruzione di gravidanza.


Sono stati quindi proprio loro ad essere l’ago della bilancia, permettendo alla riforma di avere la maggioranza.


La riforma, passata quindi al voto della Camera, punta a diventare da subito operativa.
La prima istanza della riforma controlla, disciplina e vieta una delle più denunciate violenze perpetuate da parte delle assicurazioni: recidere o modificare clausole essenziali a polizze assicurative, dopo che l’assicurato si ammala, in modo da non dover rimborsare il paziente.


Verranno meno abusi e discriminazioni odiose: dal tetto massimo del rimborso assicurativo fino al divieto di estendere ai figli parte dell’assicurazione privata.
Con il tempo la riforma prenderebbe corpo, portando in totale l’assistenza assicurativa a quasi 32 milioni di americani, di cui si presume circa la metà potrà essere tutelata dall’assistenza gratuita e volontaria Medicald.


Il testo della legge della riforma, firmata con commozione da Obama, nostalgico e pieno ancora di dolore per la perdita della madre malata di tumore e abbandonata dalle assicurazioni private, ha visto fin dall’inizio la nascita di un’aspra battaglia, con ricorsi a raffica da parte di alcuni Stati: Florida, South Carolina, Nebraska, Texas, Michigan, Utah, Pennsylvania, Alabama, South Dakota, Louisiana, Idaho, Washington e Colorado, guidati quasi tutti da forze repubblicane.


La riforma limiterebbe infatti per gli oppositori la libertà individuale, imponendo a tutti una copertura sanitaria obbligatoria, per non dover pagare una pesante sanzione.


La doccia fredda avviene però per Obama pochi giorni dopo, il 25 marzo.

I Repubblicani dopo notti a controllare la riforma, scovano due clausole considerate illegittime, annullando il processo di votazione del Senato, in particolare riguardo ad una irregolarità nel passaggio dedicato alla riorganizzazione dei prestiti per gli studenti.
Tutto da rifare per Obama, per il suo entourage e per i suoi elettori.


L’equilibrio in questo momento e con queste condizionamenti, diventa sempre più labile.
Un secondo voto, vinto al primo turno per pochissimi voti, potrebbe essere davvero una trappola politica per Obama, che considera la riforma l’obiettivo primario della sua presidenza.


L’elettorato comune, confuso dalla grande novità che porterebbe la riforma, diventa facilmente malleabile davanti ad astiose battaglie fino all’ultimo voto.


L’elettorato è spesso debole, spesso subdolo, o semplicemente più manovrabile nei momenti di caos o paura.


E la sanità, come è giusto che sia, crea timore, apprensione per il futuro proprio e dei propri figli.

 

Dopo pochi mesi di presidenza Obama non può permettersi di mostrare lacune o perdite nel suo programma fitto ed importante.


L’America lo ha eletto perché retto, solido, senza paura e colmo di ardore politico.

 

Chissà se la sua riforma riuscirà a rimanere retta, solida e senza paura...


 

 

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